Lo Z’-Score di Altman (modello rivisto per le imprese non quotate, 1983): 0,717·X1 + 0,847·X2 + 3,107·X3 + 0,420·X4 + 0,998·X5, dove X1 = capitale circolante netto/totale attivo, X2 = utili non distribuiti/totale attivo, X3 = EBIT/totale attivo, X4 = patrimonio netto/debiti totali, X5 = ricavi/totale attivo. Soglie: Z’ > 2,9 zona sicura; 1,23 < Z’ < 2,9 zona grigia (monitoraggio consigliato); Z’ < 1,23 zona di distress — rischio elevato di insolvenza. Le Linee Guida EBA (EBA/GL/2018/06) citano modelli analoghi come strumenti primari di screening del rischio di credito.
Con il D.Lgs. 136/2024 (Correttivo Ter), l’utilizzo dell’Altman Z-Score come primo screening nell’ambito del monitoraggio periodico degli adeguati assetti è diventato prassi diffusa. Viene utilizzato in abbinamento al DSCR prospettico (indicatore quantitativo primario ai sensi del D.M. 27/01/2021) per fornire una visione d’insieme della solidità finanziaria. I benchmark settoriali 2025 più aggiornati sono: CERVED PMI Report 2025 (settembre 2025, scala Z’ per settore e dimensione aziendale) e Mediobanca – Indagine PMI 2025.
La normalizzazione del bilancio prima del calcolo rimane critica: leasing IFRS 16 (incluso nel passivo ma non nel patrimonio netto originario), intangibili non monetizzabili (avviamento iscritto senza contropartita reale), poste straordinarie. Una distorsione non corretta può spostare il punteggio di 0,5–1,5 unità, rendendo la classificazione completamente inaffidabile. La prassi CNDCEC raccomanda di allegare sempre le ipotesi di normalizzazione al documento sugli adeguati assetti.
E.I. Altman - modello Z'-Score per imprese non quotate (1983, agg. 2000); EBA/GL/2018/06; D.M. 27/01/2021; D.Lgs. 136/2024 (Correttivo Ter); CERVED PMI Report 2025; Mediobanca – Indagine PMI 2025; CNDCEC.
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